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Proposta di referendum per la liberalizzazione della cannabis – il punto di vista di Federico Samaden

RTTR ha realizzato un dibattito sulla cannabis nel talk show di Trentino in diretta: presenti Claudio Cia di Fratelli d’Italia, l’avvocato Fabio Valcanover e Federico Samaden, presidente della Fondazione Franco Demarchi e dirigente dell’Istituto Alberghiero di Levico.

 È stato chiesto a Samaden il perché dei suoi dubbi e della sua contrarietà alla legalizzazione delle cosiddette droghe leggere.

 “Purtroppo questo è un dibattito che ripete sempre le stesse cose da 30 anni: è molto difficile trovare una quadra che rimetta al centro la cosa a mio avviso più importante prima ancora dei flussi economici che genera il traffico di droga e cioè mettere al centro la crescita sana dei nostri figli.

Nella narrazione di questo argomento ci sono state negli ultimi 30 anni molte strumentalizzazioni: io non ne faccio una questione politica, non mi interessa analizzare il problema da questo punto di vista. L'educazione dei nostri figli è un qualcosa che non ha colore politico e deve essere letta e valutata con una domanda: cos'è che fa bene a mio figlio e cosa fa male? A mio avviso un genitore responsabile si deve domandare: rispetto alle cose che fanno male che cosa faccio? Dove posiziono l'asticella educativa?

Questa è la grande sfida educativa e non nego che negli ultimi trent’anni questa società ha preferito abbassare l'asticella educativa: spesso le famiglie hanno rinunciato a tenere saldo il timone di un percorso di formazione che ogni giovane ha diritto di avere e di essere guidato e accompagnato fino al raggiungimento delle proprie responsabilità e della capacità di gestire la propria libertà.

Tutto ciò negli ultimi 30 anni è andato progressivamente in caduta libera o quantomeno in diminuzione. Tanto è che il termine povertà educativa oggi è molto usato insieme al termine contrasto della povertà educativa. Alla data odierna lo sa benissimo chi lavora nel campo educativo, chi lavora nelle scuole: grande è la fatica di un ragazzo nel trovare la propria strada. E le famiglie, che hanno già le loro fragilità, devono essere aiutate dallo stato.

Se io genitore ho un figlio che in fase adolescenziale affronta un periodo in cui deve sperimentare la trasgressione e incontra sulla sua strada le canne, devo prendere una posizione e  devo dirgli che non solo fa male ma devo mettere in atto anche tutta una serie di comportamenti che sono alla base dell'educazione. Non basta dire di no ma bisogna spiegare quel no, altrimenti senza questa parte il principio educativo si svuota.

Quindi se non si presidia il limite in educazione, non esiste azione positiva, il genitore rimane solo perché lo stato dice: guarda… ti dico che in fondo questa cosa fa male ma intanto io te la legalizzo.

A mio avviso dare un segnale di questo tipo è molto pericoloso prima di tutto perché lascia sole le famiglie più deboli ma anche perché l’investimento sui giovani, di cui tanto si parla per il futuro e per la ripartenza del nostro paese, deve essere fatto su ragazzi lucidi e responsabili e non alterati.

C'è troppa confusione e quando i ragazzi hanno confusione è perché noi non siamo stati capaci di trasmettere chiaramente delle cose e la responsabilità è di tutti quelli che pur nel rispetto totale delle idee diverse hanno promulgato la liberalizzazione della cannabis in maniera secondo me strumentale.

Ad esempio, anche sul tema della cannabis terapeutica sono state dette delle cose in maniera strumentale. Se voglio veramente affermare e sono convinto che la cannabis come tutte le erbe ha dei principi attivi e che questi principi attivi possono essere anche buoni, io lo affermo e faccio una cosa molto semplice: sintetizzo il principio attivo della cannabis, lo chiamo R121 e lo somministro al malato terminale sotto forma di pastiglia con una posologia data dal medico e non nomino mai la cannabis. Non faccio tutta la campagna di comunicazione strumentale che ha un'altra finalità che è quella di promuovere presso i ragazzi il concetto della leggerezza di quella droga. È un falso!

Sul fronte della criminalità, sottolineato da chi sostiene l'opportunità di legalizzare la cannabis con la motivazione di far emergere un “nero” e nel contempo controllare in misura maggiore la stessa criminalità (in particolare da Roberto Saviano), comprendo questa posizione ma non la condivido perché dal momento che stiamo parlando di adolescenti, quindi minorenni che sono i maggiori fruitori di cannabis, non capisco come potrebbe essere applicata. Il mercato non potrebbe riguardare i minorenni ai quali dovrebbe essere comunque vietata.

Se l’obiettivo è togliere soldi alle mafie sono d’accordo ma la mafia guadagna in gran parte da tutte le sostanze e quindi dovremmo legalizzare anche eroina, cocaina, ecstasy e così tutte le altre?

Quindi anche questa è una narrazione come quella della cannabis terapeutica e della cannabis light…sono tutte narrazioni strumentali finalizzate a far passare l’idea che usare cannabis debba essere una bandiera di libertà.

Io direi che il problema è nato quando si è incominciato a dire che era proibizionismo dire dei no a fronte di una necessità di dire dei no. Nei primi anni 70, fine 68, si è iniziato a promuovere un altro tipo di cultura che ha lasciato spiazzate le famiglie e ha promosso il fatto che dire di no era una posizione legata al proibizionismo.

Quindi io sono un proibizionista, visto che nel crescere mio figlio gli ho dovuto dire di no e l'ho detto e sono orgoglioso di averlo fatto perché credo di avere assolto così il mio dovere di genitore. E vorrei che lo stato fosse capace di affiancarsi a me, soprattutto quando si tratta della salute mentale e dei neuroni di mio figlio. Perché la possiamo girare come vogliamo, possiamo raccontarla come vogliamo, possiamo essere gli avvocati più bravi del mondo ma il problema è che la cannabis viene assunta per alterarsi: un ragazzo non la prende perché gli piace il profumo ma perché ha l'aspettativa di alterare sé stesso.

Allora la domanda è… se mio figlio cerca di alterarsi è una cosa buona o no? Che lo faccia con l'alcool, con la droga, con qualsiasi altra sostanza, fa una cosa buona o no? Io genitore devo assumere una posizione e stare sulla concretezza del mio ruolo di genitore. Se vedo che mio figlio sta iniziando a fare una cosa sbagliata e so che è sbagliata e che questa cosa è pericolosa per lui, io devo dirgli di no e se lui non mi ascolta ci devono essere delle conseguenze, altrimenti io non sono credibile. Devo dare quindi ampio spazio a dialogo, ascolto e considerazione di come sta mio figlio in quel momento.

Dire che alcune droghe sono leggere è stato sbagliato. La stessa cannabis ha tanti tipi di produzione e ogni droga ha le sue caratteristiche. Non bisogna ragionare sulla differenza delle droghe ma affrontare le ragioni che spingono un ragazzo a fare uso di cannabis: per quale motivo un ragazzo si rivolge ad una sostanza per alterarsi?

Mi aspetterei che lo stato dicesse che le droghe fanno male e che quindi non vanno usate: basta con i messaggi ambigui. Bisogna rimettere al centro l’educazione e sottolineare che i principi educativi non hanno niente a che vedere con il proibizionismo."

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